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Curato e liberato nel Parco Nazionale del Gran Sasso il lupo salvato dal CFS

L'esemplare è stato curato presso il Centro del Lupo di Popoli del Corpo forestale dello Stato, gestito dall'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pescara, dotato di professionalità e di strutture idonee a garantire la necessaria prosecuzione delle terapie e la successiva fase di riabilitazione (20/12/06)

Il 28 ottobre, in località Colli nel comune di Amatrice (Rieti), gli allevatori Alfredo e Gabriele Perilli hanno scoperto all'interno di un capannone contiguo al proprio allevamento, un lupo maschio adulto di circa sei anni che presentava gravi ferite all'addome causate da un laccio d'acciaio, in parte rinvenuto attorno al corpo dell'animale, utilizzato presumibilmente per attività di bracconaggio al cinghiale. Dopo le prime cure prestate dal dott. Palmerino Tilesi, veterinario di Amatrice, l'animale è stato trasportato dal personale del Corpo forestale dello Stato presso il Centro di Recupero Fauna Selvatica della LIPU a Roma.

Qui il lupo è stato curato per una settimana, per essere poi trasferito presso le strutture di Popoli (PE) del Centro di Recupero Fauna Selvatica dell'Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Corpo forestale dello Stato di Pescara, dove il dott. Luca Brugnola, medico veterinario della Forestale, ha continuato le cure. Le profonde ferite si sono rimarginate e il lupo è stato trasferito in un box idoneo per le medicazioni giornaliere e successivamente in un ampio recinto boscato, allo scopo di fargli riacquistare una perfetta tonicità muscolare. L'esemplare è stato quindi munito di un radiocollare satellitare GSM di ultima generazione, prestato dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano, che permetterà di monitorare il comportamento dell'animale, che al momento è l'unico esemplare telecontrollato su tutto il territorio nazionale.

L'operazione di rilascio è avvenuta giovedì 14 dicembre, intorno alle ore 13, nelle vicinanze del luogo in cui l'animale era stato rinvenuto e in maniera non traumatica. Prima attratto con un pasto, il lupo è stato poi addormentato, visitato e quindi trasferito in un'apposita cassa da Popoli al territorio di Amatrice. L'operazione è avvenuta sotto il controllo del Comandante Giorgio Morelli del Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Corpo forestale dello Stato, con l'assistenza di un gruppo di Forestali del Parco e del Centro di recupero faunistico di Popoli e dei tecnici del Servizio Scientifico dell'Ente Parco. Lì l'animale è uscito con prontezza dalla gabbia e si è diretto senza indugi verso un boschetto, presumibilmente in direzione del suo rifugio e del suo branco. Il successo dell'iniziativa è da imputare alla perfetta e tempestiva sinergia di azioni tra tutti gli attori coinvolti nella vicenda.

Per il responsabile dell'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pescara, Nevio Savini, è stata determinante «la collaborazione che si è instaurata fra i vari Enti per il recupero dell'esemplare e del suo rilascio in libertà, un impegno cui ha risposto con professionalità il Centro del Lupo di Popoli e il suo staff specialistico, struttura che si pone oggi quale punto di riferimento per il recupero di animali feriti o in difficoltà». Un valore condiviso dal Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Walter Mazzitti, che aggiunge: «l'area protetta costituisce un ambiente privilegiato per la conservazione della specie del lupo, un animale che il nostro Parco ama e considera un elemento insostituibile dell'ecosistema, al punto da dedicare ad esso un'attenzione costante da parte del suo Servizio Scientifico e la struttura interattiva di un museo».

Grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo dell'Università "La Sapienza" di Roma, è stato definito un programma di monitoraggio dell'animale che prevede un'osservazione costante dei suoi spostamenti tramite radiotelemetria e snow tracking, ossia lo studio delle piste prodotte dagli animali sulla neve. Tutto questo verrà assicurato dal personale tecnico del Parco Nazionale del Gran Sasso e dagli agenti del Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del Parco e permetterà di valutare anche l'eventuale reinserimento dell'esemplare nel branco (il quale, nei circa due mesi di assenza del capobranco potrebbe essersi anche riorganizzato). Il rilascio dell'animale e il monitoraggio che ne seguirà contribuiranno a fornire dati di fondamentale importanza per l'auspicabile stesura di un protocollo nazionale per le reintroduzioni in natura di lupi recuperati a seguito di eventi traumatici, situazioni che, per l'incremento della popolazione di lupo in Italia e l'elevata antropizzazione dei territori, sta iniziando a presentarsi con sempre maggior frequenza.


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