Comunità Energetiche: un'opportunità per il futuro dei territori montani
L’articolo nasce nell’ambito delle attività del Centro di Educazione Ambientale Il Bosso Formazione, che insieme a Il Bosso promuove da anni iniziative dedicate alla sensibilizzazione, alla progettazione e alla formazione sui temi ambientali, turistici e sociali. Dai programmi di educazione ambientale nelle scuole alle campagne di sensibilizzazione rivolte a enti e amministrazioni pubbliche e private, fino ai percorsi di formazione specialistica sul territorio, il nostro lavoro si fonda sull’idea che sostenibilità e comunità siano due dimensioni inseparabili.
Tra i temi oggi più attuali rientra quello delle comunità energetiche, che consideriamo strettamente connesso alle attività di animazione territoriale, culturale e turistica che portiamo avanti. Un esempio è la Scuola di Perfezionamento di Calascio sulla gestione turistica sostenibile dei piccoli comuni, che nasce proprio con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per immaginare nuove economie locali. In questo quadro, le comunità energetiche rinnovabili rappresentano oggi una delle opportunità più concrete per coniugare sostenibilità ambientale, sviluppo locale e coesione sociale. In un Paese come l’Italia, fortemente caratterizzato da territori montani e aree interne fragili, queste nuove forme di organizzazione energetica possono contribuire non solo alla transizione ecologica, ma anche alla costruzione di nuove prospettive di vita e lavoro per le comunità locali.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di Comunità Energetiche Rinnovabili, ma non tutti sanno davvero cosa siano e quale impatto possano avere sui territori. Le comunità energetiche sono aggregazioni di cittadini, imprese, enti pubblici e realtà locali che decidono di produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili su scala locale. Non si tratta soltanto di installare pannelli fotovoltaici o impianti sostenibili, ma di costruire un modello basato sulla collaborazione, sulla responsabilità collettiva e sulla gestione condivisa delle risorse. L’energia, in questo modo, smette di essere un bene acquistato passivamente e diventa un elemento che rafforza la coesione sociale, l’autonomia dei territori e la partecipazione attiva dei cittadini.
Questa visione si inserisce nel quadro più ampio delle politiche europee sul clima e sull’energia. L’Unione Europea ha infatti fissato obiettivi ambiziosi, introducendo un vero e proprio impegno comune tra gli Stati membri: una obbligazione collettiva ad effetti congiunti che punta alla neutralità climatica entro il 2050. Ciò significa ridurre drasticamente le emissioni di gas serra, trasformare i sistemi produttivi e promuovere nuovi modelli energetici basati sulle fonti rinnovabili. In questo scenario, le comunità energetiche non rappresentano solo una soluzione tecnica per produrre energia pulita, ma un tassello fondamentale della strategia europea: permettono ai territori di contribuire concretamente alla transizione ecologica, trasformando un obiettivo globale in azioni locali. Ogni impianto condiviso, ogni rete di cittadini che produce energia pulita, diventa un passo concreto verso un cambiamento più ampio.
Spopolamento, diritto di restare e nuove economie locali
Questo tema si intreccia profondamente con una delle sfide più urgenti per l’Italia: lo spopolamento delle aree montane e interne. Il nostro Paese è montano per circa il 66% della sua superficie, un dato che rende evidente come la questione non riguardi solo alcune zone marginali, ma l’equilibrio complessivo del territorio nazionale. In molte aree appenniniche e alpine, la progressiva riduzione dei servizi, delle opportunità lavorative e delle infrastrutture ha spinto negli anni le persone a trasferirsi verso le città o le aree costiere. Questo fenomeno non comporta soltanto la perdita di abitanti, ma anche l’indebolimento delle comunità, l’abbandono del paesaggio e la perdita di competenze, tradizioni e presidio del territorio.
Proprio per contrastare questa tendenza, negli ultimi anni si è affermato il concetto di “diritto di restare”. Non si tratta di una semplice rivendicazione simbolica, ma di un principio concreto: chi vive in montagna deve poter scegliere di rimanere senza rinunciare a servizi essenziali, opportunità economiche e qualità della vita. Garantire questo diritto significa immaginare modelli di sviluppo nuovi, capaci di valorizzare le risorse locali, creare occupazione e rendere i territori più vivibili. Non basta raccontare la bellezza della montagna: occorre renderla abitabile nel lungo periodo.
Le comunità energetiche come motore di rinascita territoriale
In questo scenario, le comunità energetiche possono rappresentare una leva strategica di trasformazione. Possono essere considerate una nuova forma di impresa collettiva territoriale, in cui il valore economico prodotto resta nella comunità e viene redistribuito sotto forma di benefici concreti. L’energia prodotta e condivisa localmente consente infatti una riduzione significativa delle bollette per cittadini e imprese, alleggerendo un costo sempre più rilevante per le famiglie. Ma non solo: gli incentivi e i ricavi generati dalla produzione condivisa non sono destinati a soggetti esterni, bensì devono essere reinvestiti all’interno della comunità stessa.
Questo meccanismo può generare un circolo virtuoso di investimenti: miglioramento dei servizi locali, sostegno a iniziative sociali, creazione di infrastrutture, supporto a nuove attività economiche. In territori dove spesso mancano servizi essenziali – trasporti, connessioni digitali, spazi per la socialità, opportunità lavorative – queste risorse possono contribuire a colmare divari storici e a rafforzare la resilienza delle comunità. Una comunità energetica, quindi, non produce solo energia, ma produce opportunità. E dove aumentano i servizi e le possibilità di lavoro, può crescere anche l’attrattività del territorio, favorendo il ritorno di giovani, nuove famiglie e nuove imprese.
Fondamentale, però, è comprendere che questi processi non possono svilupparsi in modo isolato. Le comunità energetiche funzionano davvero quando si fondano su reti di collaborazione ampie, capaci di superare i confini amministrativi dei singoli comuni. Nei territori montani, spesso caratterizzati da piccoli centri con risorse limitate, è indispensabile costruire relazioni tra comuni limitrofi, condividere infrastrutture, impianti e servizi su un’area più vasta. Pensare in termini di area e non di singolo paese permette di ottimizzare le risorse, rendere sostenibili gli investimenti e garantire benefici diffusi.
Le comunità energetiche, in questa prospettiva, non sono soltanto uno strumento per produrre energia pulita, ma un nuovo modo di immaginare lo sviluppo locale. Possono rafforzare il senso di appartenenza, promuovere la partecipazione dei cittadini, generare economie locali e contribuire a costruire territori più autonomi e solidali. Per le aree montane italiane, rappresentano una possibilità concreta di coniugare sostenibilità ambientale, coesione sociale e rilancio economico. In altre parole, possono diventare uno dei pilastri su cui costruire il futuro delle comunità che scelgono, ogni giorno, di restare.






















